Naloxone e morti per overdose, tutto quel che c’è da sapere

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Naloxone e morti per overdose, tutto quel che c’è da sapere

Ogni anno in Europa si registrano almeno 6mila morti causate da overdose per eroina o altre droghe oppioidi: ecco perché è importante conoscere più da vicino il naxolone, cioè quello che attualmente viene considerato il farmaco antidoto contro le overdose, che potrebbe prevenire un gran numero di decessi. Sarebbe sufficiente un intervento adeguato, mettendo a disposizione dei tossicodipendenti, o comunque dei loro familiari, questo prodotto, e numerosi lutti potrebbero essere evitati. A farlo notare è stata l’Emcdda, l’Agenzia Europea per il Monitoraggio delle Sostanze Stupefacenti, che lo scorso anno ha diffuso un report su questo tema.
Ma che cosa è, di preciso, il naloxone? Si tratta di un medicinale che viene impiegato per prevenire e contrastare le crisi respiratorie che vengono provocate dalle overdose innescate da oppioidi: l’Oms, cioè l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ha classificato tra i farmaci essenziali. Il rapporto dell’Emcdda ha rilevato che molte overdose si verificano in presenza di altre persone: se di fronte a una crisi di un tossicodipendente chi vi assiste sapesse come reagire e fosse in grado di intervenire in tempi rapidi e con prontezza usando il naloxone, molte vite potrebbero essere salvate (in arrivo dei soccorsi, ovviamente).
Il naloxone è un farmaco antagonista oppiaceo, a differenza del metadone che è un farmaco agonista (e di cui rappresenta un’alternativa): ciò vuol dire che riesce a contrastare l’azione degli stupefacenti a base oppiacea. L’eroina e gli altri oppiacei determinano un effetto deprimente dei centri respiratori: ne deriva un’insufficienza respiratoria che conduce al coma. L’overdose è proprio questa: ebbene, il naloxone consente di risolvere l’insufficienza nel giro di breve tempo. Esso può essere iniettato alla persona a cui è destinato sia per via intramuscolare che per via endovenosa, e va ad arrestare l’effetto dei recettori oppiacei legandosi ad essi.
Quali sono, allora, le ragioni per cui ciò non avviene? Si tratta principalmente di barriere di natura legale, dal momento che questo farmaco in molti Stati può essere acquistato solo con la ricetta; il suo impiego è riservato unicamente al paziente che presenta la prescrizione medica o al personale sanitario. Per consentire un utilizzo casalingo del farmaco sarebbe indispensabile modificare le condizioni in vigore al momento. L’Italia, per fortuna, presenta una situazione migliore rispetto ad altre nazioni europee: nel nostro Paese, ma anche in alcune regioni della Spagna, della Gran Bretagna, della Danimarca e della Germania, la disponibilità del naloxone cloridrato a casa è prevista.
In particolare, si può utilizzare il medicinale in formato iniettabile, anche se nei prossimi tempi verranno messe a punto e proposte in commercio nuove formulazioni che renderanno più veloce e più facile la somministrazione. Nell’autunno del 2015 la Fda, cioè l’ente regolatorio per i medicinali negli Stati Uniti, ha concesso il placet a una formulazione in spray nasale; nel Regno Unito, invece, si sta lavorando a una formulazione in compresse. Per ora, però, meno di un terzo dei Paesi dell’Unione Europea mette a disposizione il naloxone a domicilio: per le politiche di salute pubblica rimane l’imperativo di diminuire i casi di overdose che portano alla morte.

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